Co-sleeping o Bed-Sharing?

Il sonno.

Il sonno quando diventi genitore.

Il sonno quando diventi genitore e ti chiedi quando tornerai a dormire per più di quattro ore filate senza interruzioni.

Il sonno, un tema davvero molto delicato e controverso quasi quanto l’allattamento a termine; uno di quegli argomenti che sono sulla bocca di tutti in particolar modo di chi genitore non è oppure non si ricorda più come funziona la notte quando hai un bambino sotto ai tre anni che si sveglia diverse volte per notte, ogni singola notte.

Avendo tante amiche che come me sono mamme di bambini al di sotto dei tre anni, o magari hanno già due o più figli e quindi anche molta più esperienza di quella che posso aver maturato io fino a questo punto come mamma, mi confronto con loro su tantissimi argomenti e spesso ci troviamo a chiederci: “ma tuo figlio dorme di notte?” “ma dorme da solo o nel lettone!?” “ma tu allatti ancora di notte!?” “quante volte si sveglia per notte?!”. Ovviamente le risposte sono le più disparate ma siamo praticamente tutte concordi nell’affermare che i nostri figli non dormono esattamente tutta la notte facendo una tirata unica se in pochi casi.

Prima di raccontarvi la mia esperienza di sonno condiviso con il mio bimbo vorrei cercare di fare chiarezza su quali siano le poche e semplici differenze fra Co-sleeping e Bed-sharing.

Per Co-Sleeping si intende la condivisione della stanza da letto ovvero l’abitudine di far dormire il bimbo nella stessa stanza dei genitori, magari affiancando al lettone un lettino con la sbarra abbassata per rendere più semplice il momento dell’allattamento notturno, oppure predisporre un lettino ai piedi del lettone dei genitori, o anche in uno spazio della stanza che consenta ai bimbi di raggiungere il lettone da soli quando ne sono capaci, o agevolare le alzatacce notturne della mamma o del papà senza troppa fatica; per Bed-Sharing invece la condivisione dello stesso letto.

Quando Tommy era piccolo avevo messo accanto al mio lato del letto la sua culla così che durante la notte io potessi prenderlo in braccio facilmente per allattarlo, solitamente fino ai sei mesi si svegliava tre volte per notte, io lo prendevo e lo allattavo e poi lo rimettevo nella sua culla fino alla poppata successiva; dopo i sei mesi la culla stava diventando piccola e lui si svegliava non solo per le poppate ma anche perchè girandosi nel sonno sbatteva le manine contro il bordo della culla e si svegliava per cui era necessario trovare una soluzione alternativa. Purtroppo per mancanza di spazio non mi è stato possibile utilizzare una di quelle meravigliose culle-lettini che si affiancano al lettone e permettono alla mamma di dormire accanto al proprio bimbo, i sei mesi di Tommy erano anche in piena estate e noi stavamo per partire per le vacanze, così ci siamo premuniti di un lettino da campeggio da utilizzare nel corse dell’estate, peccato che avesse i bordi davvero troppo alti per me e io facevo una fatica pazzesca a mettere Tommy nel lettino senza cadere dentro insieme a lui, così dopo innumerevoli tentativi per rialzare il materasso del lettino da campeggio fino ad una altezza che per me fosse comoda, andati completamente  vani HO deciso che fino alla fine dell’estate Tommy avrebbe dormito insieme a noi nel lettone (bed-sharing).

Ovviamente questa decisione è stata criticata da tutti, in primis il mio compagno che si sentiva usurpato di parte del suo spazio, ma la cosa non mi tangeva anche per il fatto che fossi io a dovermi alzare ogni volta che Tommy si svegliava per allattarlo, perdendo il sonno e dormendo poi poco o nulla per il resto della notte. Dopo l’estate, una volta tornati fissi a casa senza più andare avanti e indietro dal lago o da casa dei nonni in campagna, o in Toscana o altrove ho pensato che fosse arrivato il momento di provare a far dormire Tommy nel suo lettino, non in camera con noi ma nella sua cameretta nonostante lui si svegliasse ancora di notte per essere allattato, altro fatto questo dell’allattamento notturno per il quale me ne sono sentita dire di ogni perché ovviamente un bambino di 7-8 mesi ormai “deve” dormire da solo tutta notte senza essere allattato, certo come no.

La prova è durata un mese durante il quale Tommy si addormentava in braccio a me nella sua cameretta, io poi lo mettevo nel suo lettino dove rimaneva dalle 20.00-20.30 fino alle 24.00-01.00 circa dopo di che iniziavano i risvegli circa ogni ora, io mi alzavo, IO MI ALZAVO, e andavo in cameretta cercando di farlo riaddormentare, a volte ci riuscivo in pochi minuti a volte ci impiegavo più tempo fino a che ad un certo punto della notte ero stufa di alzarmi continuamente ( ripeto: IO MI ALZAVO, IO), così che portavo Tommy nel lettone e finalmente riuscivo a riaddormentarmi fino al mattino, ovvero di lì a poche ore. Dopo un mese con questo andazzo, ben conscia che si stava avvicinando anche il periodo dell’anno in cui lavorativamente per me le giornate sarebbero state terribili e se non avessi almeno provato a riposare di notte sarei stata uno zombie, ho deciso che Tommy avrebbe dormito con noi nel lettone fino a data da destinarsi.

Il mio sonno è tornato abbastanza regolare, ogni sera portavo Tommy nel lettone e lo facevo addormentare, poi quando anche io ero stanca e volevo andare a dormire, semplicemente mi sdraiavo accanto a lui e in un minuto crollavo dal sonno, lui ha continuato a svegliarsi di notte nonostante fosse nel lettone per attaccarsi al seno e sinceramente non so quantificare le volte in cui lo allattavo perchè ero sempre mezza addormentata e ormai era un self service il suo con il seno. Certo in estate dormire con una cozza non è riposante perchè fa molto caldo, ma almeno entrambi potevamo dormire e mano a mano che i mesi passavano anche la sua ricerca del seno durante la notte si faceva meno insistente.

Adesso Tommy ha quasi 21 mesi e fino a pochi giorni fa dormiva con noi nel lettone, ovviamente crescendo la sua richiesta di spazio è aumentata, ha iniziato a girarsi e agitarsi molto di più durante la notte e spesso ho pensato che ero stanca di trovarmi un piede nelle costole o in faccia o sentirmi tirare i capelli perchè girandosi ci si era avvinghiato; abbiamo acquistato un lettino molto basso così che lui fosse già in grado di poter salire e scendere in piena autonomia o almeno senza fare troppa fatica e il mio percorso per farlo dormire nel suo lettino e nella sua stanza è iniziato con i pisolini del pomeriggio, portandolo nel suo nuovo lettino e stando con lui per farlo addormentare, quando ho visto che non aveva difficoltà nel dormire nel suo lettino siamo passati anche alla notte, ovviamente le prime sono state movimentate, con alcuni risvegli ma io al secondo sinceramente non mi faccio grandi problemi e lo porto con me nel lettone.

Dopo tutti questi mesi di bed sharing la prima notte in cui lui ha dormito nel suo lettino io ho fatto molta fatica a prendere sonno senza sentirlo accanto a me, sono stata vigile per sentire se si svegliava o meno fino a che si è svegliato davvero e mi ha chiamata a modo suo,  sono andata da lui e l’ho trovato seduto nel suo lettino che mi aspettava, appena mi ha vista mi ha teso le braccia, io l’ho preso al volo e l’ho portato con me nel lettone. Sono una mamma troppo mamma? Sono una mamma appiccicosa? Sono una mamma che renderà il figlio insicuro e mammone? Non lo so, so solo che quando dormiamo insieme entrambi dormiamo davvero, il contatto funziona eccome, almeno per quello che riguarda la mia esperienza con il mio bimbo.

Quando Tommy era piccolo ho letto diversi libri sia che fossero orientati verso l’alto contatto e un’educazione empatica, sia che invece dessero delle regole per gestire i figli nelle diverse situazioni, tra cui anche il sonno; come non citare il famosissimo libro “Fate la nanna” di Estivil o i libri di Tracy Hogg che in modo più misurato però danno delle indicazioni molto rigide su come approcciarsi al pianto dei bambini ed educare al sonno i propri figli; ho letto anche questi libri lontanissimi dalla mia personale visione di come essere genitore sia per curiosità personale, sia per confronto con quelli che invece ho sempre sentito più vicini al mio approccio, ovvero l’alto contatto; onestamente ogni tanto ho bisogno di ritrovare dei punti fermi nella mia gestione di Tommy e vado a riprendere un libro con cui ho subito sentito una particolare sintonia, ovvero “E se poi prende il vizio” della psicologa perinatale Alessandra Bortolotti oltre a “I cuccioli non dormono da soli” in cui ho trovato alcune delle risposte che cercavo soprattutto quando sembrava che dovessi a tutti i costi mettere il mio bimbo a dormire da solo nel suo lettino quando né io né lui eravamo pronti per un distacco simile.

In rete ho trovato questa intervista alla Dottoressa Bortolotti che è breve ma molto interessante:  “Partiamo dalle culture del mondo, che nel 95% dei casi hanno un accudimento basato sul contatto fisico: la vicinanza del corpo dei genitori con quello del bambino è considerata una risorsa. Da noi non è così” ( cit da qui.) e ancora “Le evidenze scientifiche negano l’esistenza di problemi di tipo psicologico o fisico nei bambini che dormono nel lettone o nella stanza dei genitori. L’eccezione riguarda le prime otto settimane di vita, quando c’è il rischio di morte in culla. Dopo, esistono norme di sicurezza per evitare i rischi. Non solo: nelle famiglie che praticano il co-sleeping, che può essere room-sharing o bed-sharing, i disturbi del sonno dei bambini sono minimi. Questo ci porta a dire che non avrebbe senso non adottarlo. L’importante è che la scelta dei genitori sia libera, non condizionata e condivisa all’interno della coppia. Se si sceglie il lettone, lo si deve fare con il sorriso sulle labbra“, vi consiglio di leggere l’intervista completa perchè riassume molto sinteticamente quello che la Bortolotti scrive nei libri che vi ho linkato sopra e che a mio avviso anche solo per capire un punto di vista differente magari dal proprio che siate padri, zii/zie o nonni/nonne vale davvero la pena leggere.

Enjoy the green side of life!



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