Giocare Fuori Fa Bene: l’Importanza e i benefici del gioco all’aperto per tutto l’anno

Giocare fuori fa bene è l’hashtag lanciato da Gaia lo scorso inverno, per ricordare a tutti che numerosi studi dimostrano che giocare fuori fa bene, nonostante l’inverno e le temperature più fredde. 
D’accordissimo con Gaia, ho deciso di chiederle di poter scrivere degli articoli di approfondimento sull’importanza del gioco all’aperto, non solo in estate o primavera, ma anche, e soprattutto in autunno ed in inverno. 

Nei prossimi articolo della nuova serie “Giocare fuori fa bene” approfondiremo insieme gli aspetti teorici e pratici dell’importanza del gioco all’aperto tutto l’anno.

L’ASILO NEL BOSCO: DAL NORD EUROPA AD OSTIA.

GIOCARE FUORI FA BENE: L’IMPORTANZA E I BENEFICI DEL GIOCO ALL’APERTO PER TUTTO L’ANNO

L’asilo nel bosco è una realtà che si è sviluppata, dopo la fine della seconda guerra mondiale, in alcuni paesi del nord Europa. Il primissimo asilo nel bosco fu ideato da Ella Flatau nel 1950, in Danimarca.

La sua esperienza è davvero interessante: Ella era una mamma comune, che trascorreva una buona parte del tempo a giocare all’aperto con i suoi figli e con i vicini di casa. Insieme ad altri genitori decisero di mettere in pratica questa attività, svolta come un gioco, rendendola qualcosa di più strutturato. Così nacque il primo asilo nel bosco.

Il Nord Europa è un territorio dove la natura ha un ruolo fondamentale nella vita delle persone, sia dal punto di vista del benessere psicosociale, sia per le caratteristiche educative.
Col passare del tempo questo modello si diffuse sempre più fino arrivare in Italia, dove negli ultimi dieci anni sono stati fatti passi da gigante.
Paolo Mai è il precursore italiano di questo modello educativo e, insieme alla moglie Giordana, ha intrapreso questa strada all’interno del bosco di Ostia.
Gli asili nel bosco in Italia sono realtà gestite generalmente dai genitori stessi, che si occupano di molti aspetti associativi. I bambini accedono in base a delle fasce di età, e sono incoraggiati a scoprire a esplorare a giocare e ad imparare nell’ambiente naturale che é il bosco.
Le loro guide sono i maestri e gli educatori, adeguatamente formati, che si prendono cura dei bambini, e veicolano quest’esperienza di scoperta nel bosco.

  1.  Nell’asilo nel bosco si possono mettere in atto tantissime attività: la natura naturalmente offre innumerevoli possibilità di gioco, senza avere tra le mani nessun oggetto strutturato o costruito.
  2. Nel bosco si può giocare utilizzando la fantasia, l’astrazione, si possono fare giochi di ruolo, si utilizza ciò che la natura offre, per lavorare su modelli matematici, per sperimentare organizzazione e la pianificazione.
  3. Nel bosco si possono costruire dei veri e propri rifugi, provare a pensare, a progettare, a lavorare tutti insieme per raggiungere un unico scopo.

L’asilo del bosco è un modello innovativo: Paolo e Giordana hanno deciso di seguire il bisogno dei genitori della loro associazione e di sperimentarsi nell’apertura della Piccola Polis, che è la loro scuola elementare impostata sempre sul lavoro nel bosco.

Un’idea innovativa, per far fronte al grande bisogno di cambiamento che la scuola necessita.

“I SENTIERI DELLA SCUOLA”: ESPERIENZE A CONFRONTO PER UNA SCUOLA CHE CAMBIA

GIOCARE FUORI FA BENE: L’IMPORTANZA E I BENEFICI DEL GIOCO ALL’APERTO PER TUTTO L’ANNO

Due anni e mezzo fa, ho avuto la grandissima fortuna di conoscere Paolo Mai.

Siamo stati entrambi relatori ad un convegno, a Saronno (Va), dove discutevamo dei possibili sentieri della scuola, che cambia, attraverso alcuni percorsi pedagogici originali ed innovativi

Con noi c’erano:

  • Claudia Otella, vicepresidente di “Bambini e Natura” di Vercelli
  • Ginetta Latini, maestra della scuola primaria statale Senza Zaino Brunacci di Milano
  • Cinzia Vodret, formatrice e maestra di scuola primaria statale montessoriana
  • Giulia Schiavone, dottoranda di ricerca presso la facoltà di scienze della formazione dell’università Bicocca di Milano
  • Rosaria Violi, maestra della scuola primaria statale IV novembre di San Fermo (Va), che ha presentato il manifesto “Una scuola” e il suo progetto di innovazione didattica.

In questo spazio il mio contributo era quello professionale, come Pedagogista clinica, e affrontavo la tematica del movimento per apprendere, verso una scuola di domani.

Per questo convegno ho approfondito il tema a me caro dell’educazione attraverso il movimento e la natura.

L’EDUCAZIONE IN NATURA DEGLI ASILI E SCUOLE NEL BOSCO 

GIOCARE FUORI FA BENE: L’IMPORTANZA E I BENEFICI DEL GIOCO ALL’APERTO PER TUTTO L’ANNO

Quale esperienza migliore dell’asilo nel bosco o della scuola in natura?

Queste realtà si stanno diffondendo nel territorio italiano, prendendo origine da delle diramazioni del nord Europa, dai primissimi Kindergarden, alle vere e proprie scuole nel bosco.

In Italia l’Asilo nel bosco e la Piccola Polis di Ostia sono tra le prime realtà che rispecchiano questa capacità e possibilità di apprendimento in natura.

Perché la natura è la nostra maestra, e con i materiali che ci offre che possono essere foglie, sassi, ghiande, bastoncini, pozzanghere, ruscelli, prati, boschi, ci può aiutare ad apprendere quelli che sono i concetti teorici dell’apprendimento, attraverso una sperimentazione però pratica.

Proviamo a pensare insieme quanto sarebbe bello imparare le tabelline in un bosco, con solo gli strumenti della natura.

Questa esperienza sarebbe sicuramente significativa, e farebbe scattare noi un’emozione grande.
Le neuroscienze dimostrano che l’emozione è la chiave dell’apprendimento; se vogliamo a prendere qualcosa e far sì che quel concetto rimanga dentro di noi il più lungo possibile, attraverso l’emozione tutto sarà più semplice.
E se questa emozione riusciamo a provarla in un contesto naturale, avremmo ottenuto il miglior apprendimento possibile: quello attraverso la natura.

La scelta di percorrere un’avventura alternativa scolastica, sicuramente non è semplice: ci sono varie criticità, relative anche alla praticità della famiglia stessa, può trovarsi più a meno agio in una realtà di questo tipo.
Possono esserci dubbi relativi al discostamento da una didattica tradizionale, fatta spesso e purtroppo solo di libri di quaderni e di ripetizione di poesie a memoria.
Le poesie a memoria sicuramente ci aiutano ad apprendere, memorizzare dei concetti a breve, lungo o medio termine. Ma pensate alla gioia di quel bambino che attraverso la natura impara e memorizza tantissime cose?
E se a guidarlo c’è Paolo o una maestra o è un educatore spinto dal sacro fuoco dell’educazione vera?

Per chi non lo conoscesse Paolo è un educatore coraggioso, che crede veramente nel cambiamento, attraverso il potenziale pedagogico ed educativo. Ha un blog bellissimo dove racconta la sua vita e la sua meravigliosa famiglia.
La scelta di fare davvero qualcosa di diverso parte dal profondo, e dalla straordinaria compagna che la vita gli ha regalato: Giordana. Mamma moglie ed educatrice.
La loro è una bellissima esperienza, e altri maestri educatori stanno prendendo spunto dalla loro esperienza e hanno strutturato e aperto asili e scuole simili alla loro.
Paolo va in giro per l’Italia a fare corsi di formazione, e la cosa più bella di questi corsi è che si lavora tantissimo sulla parte emotiva, su quello che lui definisce educazione emozionale.

Leggi anche -> Oltre 100 attività semplici ed efficaci per fare educazione emozionale

Paolo è una persona davvero unica: quando lo si incontra per la prima volta, si rimane affascinati dalla sua capacità di manifestare la gioia di vivere e di fare quello che fa.
Tra una citazione di Eduardo Galeano e qualche battuta in romano, travolge il cuore di chi lo incontra. Se siete interessati ad un corso di formazione ne fa molteplici e potete consultare il suo sito internet  per rimanere sempre aggiornati su tutte le novità

Questa lunghissima digressione, per appoggiare quello che Gaia racchiude nell’hashtag #giocarefuorifabene.
Spesso siamo tentati di giocare all’aperto soltanto nelle belle giornate, magari in estate, o sul finire della primavera.
Ci troviamo in parchetti desolati d’autunno e d’inverno, dove, nonostante le temperature adatte al gioco fuori, i bambini non ci sono, anche se non abitiamo nel nord Europa o in altre zone particolarmente fredde.
Siamo cresciuti con nonne e mamme che ci dicevano “copriti che ti ammali”, anche se recenti studi scientifici dimostrano che a giocare fuori fa bene, perché rinforza il sistema immunitario, attraverso la naturale e straordinaria capacità del nostro corpo, di incontrare batteri e germi e di creare anticorpi.

L’IMPORTANZA DELLE ESPERIENZE ALL’ARIA APERTA NELL’ALTERNARSI DELLE STAGIONI 

GIOCARE FUORI FA BENE: L’IMPORTANZA E I BENEFICI DEL GIOCO ALL’APERTO PER TUTTO L’ANNO

Quindi perché non giocare fuori anche in autunno e in inverno?
Perché non approfittare delle giornate di sole, nuvolose e anche di pioggia?
E’ così bello saltare nelle pozzanghere, e scoprire un sacco di cose attraverso la natura.

Quando si gioca in natura si imparano un sacco di cose:

  • scopriamo forme, dimensioni, colori,
  • riusciamo a pianificare e ad organizzare, a fare inferenze e collegamenti,
  • mettiamo in atto una serie di strategie che sono utili, come una terapia sulle funzioni esecutive.

Perché non approfittare di quello che la natura ci offre?

Esperienza della scuola del bosco è decisamente straordinaria, e poiché è straordinaria probabilmente non è fattibile per tutte le famiglie, alcune criticità possono essere logistiche, organizzative, oppure si può non condividere il pensiero di fondo, e preferire educazione più tradizionale.

Nel rispetto del pensiero e dell’opinione di tutti, delle scelte che vengono fatte da parte di genitori consapevoli delle proprie esigenze e di quelle dei propri figli, un suggerimento dal mio punto di vista universale è quello di giocare fuori anche in autunno e in inverno. Di godere degli spazi esterni attraverso tutte le attività spontanee, o anche strutturate, che si possono creare per i propri bimbi.
Così facendo, attraverso la natura, sperimenteremo i nostri cinque sensi.

GIOCARE FUORI FA BENE: L’IMPORTANZA E I BENEFICI DEL GIOCO ALL’APERTO PER TUTTO L’ANNO

Grazie all’ apporto delle neuroscienze sappiamo che i sensi non sono solo cinque: si aggiungono il senso della temperatura, del dolore e tra gli altri la propria percezione che riguarda la corporeità, cioè la percezione di se stessi attraverso il corpo.

Numerosi autori come Dewey, Bruner e Vygotskij hanno dato un contributo fondamentale all’ esplicitazione della connessione che c’è tra il pensiero e l’azione, attraverso le prassi quotidiane di carattere corporeo e motorio.
I più recenti studi sui due emisferi cerebrali, hanno mostrato la presenza dei neuroni a specchio, che hanno una funzione fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei diversi sistemi del corpo umano.
Un bambino appena nato, osservando l’adulto inizia a mettere in atto gli schemi mentali necessari, per compiere un determinato movimento, che poi produrrà un insieme di azioni finalizzate, come per esempio il camminare.
La vita è caratterizzata dall’osservazione e dall’imitazione dell’altro che è sempre un essere in movimento.

Il bisogno innato di muoversi dei bambini ha ripercussioni positive sul loro progresso di apprendimento.

Attraverso il movimento e l’utilizzo dei differenti canali sensoriali, le informazioni, le attività, i processi si fissano nella memoria e velocizzano la capacità di rendere le conoscenze veri e propri automatismi.

Attraverso il movimento viene attivato anche il sistema di ricompensa cerebrale: gli ormoni messi in circolazione migliorano il nostro umore, rendendoci così maggiormente disponibili al fare, al pensare e allo stare in relazione con l’altro.

L’apprendimento attraverso il movimento diviene così un approccio globale, che attiva più sensi e che ha molteplici ricadute positive.
Tutti questi aspetti delineano la necessità di prevedere nei differenti contesti di vita, anche non puramente scolastici, di dare spazio a delle attività strutturate e non caratterizzate dalla consapevolezza della corporeità, dalla capacità di percepirsi come esseri in movimento e dalla necessità di apprendere attraverso prassi motorie.

Il corpo è lo strumento con cui ci interfacciamo con il mondo, e la vita è caratterizzata da movimento e perciò ogni azione, ogni attività e ogni momento deve essere letto, osservato e pensato come uno stare qui ed ora e come un fare attraverso il corpo e il movimento.

Quindi perché non sperimentare il movimento in natura?

foto credits unsplash



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