Liberi di giocare: Stereotipi, pregiudizi e convinzioni sui giochi dei bambini.

Il nuovo decennio è arrivato. Il 2020 è sbocciato con tante novità, tante nuove tecnologie e una società sempre più pronta a fornire materiali e stimoli per i nostri bambini.

Tutto, ma davvero tutto, sembra gridare “evoluzione” e poi… poi per la strada, ai giardinetti, al supermercato, sui social, sentiamo e leggiamo cose che piuttosto che farci pensare di essere approdati nel 2020 ci fanno pensare di essere tornati indietro di secoli.

Qualche mese fa, mi sono imbattuta in un commento su un social che mi ha fatta molto arrabbiare. Una mamma “difendeva” il diritto delle bambine di giocare anche con i giochi che spesso vengono definiti come prettamente maschili e un utente, ha commentato con la frase seguente: “Ho visto una coppia di ragazzette che si baciava nel mio cortile oggi, da piccole avranno giocato con le macchinine!”
Ecco. Commenti come questi sui social se ne leggono di continuo. E credo davvero che sia arrivato il momento di dire basta a quest’ignoranza e basta anche a quelle persone che, magari per scherzare, fanno emergere temi delicati che non dovrebbero essere trattati in questo modo.
Questa frase mi ha talmente toccata, come persona e professionista, che subito ho iniziato a fare una serie di ricerche e sapete, quello che ho scoperto mi ha fatto sorridere: se su Google scriviamo: “Mio figlio gioca…” in automatico emergono tutta una serie di forum dedicati ai genitori che discutono sulla sessualità dei loro figli.
Bene, care mamme, oggi desidero fare ordine e soprattutto desidero che ogni bambino sia libero, libero di giocare.

GIOCHI DI GENERE: UN FATTO RECENTE.

Durante gli studi universitari, per un esame di sociologia il mio professore ci diede da studiare un libro intitolato: “Contro Natura”. E’ stato un libro impegnativo, un testo da comprendere ma di quelli che piacciono a me, senza peli sulla lingua.

In questo libro, tra le diverse tematiche che vengono toccate, viene spiegato come la distinzione netta dei giochi tra maschi e femmine è di data piuttosto recente. E’difatti attorno agli anni 70’ che i giochi iniziano ad essere “di genere” ed è proprio in questo periodo che iniziano anche ad essere abbinati i fatidici colori del rosa e del blu.

Ad oggi, in Italia, supermercati e negozi di giocattoli sono difatti così organizzati e quando una bambina entra nel reparto delle macchinine desiderando un’auto telecomandata viene reindirizzata dalla maggior parte dei genitori che le pongono le domande come questa: “Questo è un gioco da maschietto, non vuoi andare a vedere i giochi per le femminucce?” “NO MAMMA NON VOGLIO!” Vorrei che potessero urlare queste bambine, ma semplicemente afferrano la mano dei genitori che le guida nel “giusto” reparto. E’da frasi come queste che nelle bambine e nei bambini nascono delle convinzioni e separazioni emotive.

In diversi paesi del mondo però qualcosa sta cambiando: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna ad esempio, attraverso diversi sondaggi svolti sui genitori, si è scoperto il desiderio di avere sempre più giochi “gender neutrality”, ovvero giochi neutri, liberi da qualsiasi riferimento al genere.

Il motivo di questa scelta? I genitori oltre oceano, desiderano che i loro figli possano giocare con oggetti e strumenti che stimolino le loro capacità artistiche, creative e cognitive.

Da leggere:

RICERCHE ED ESPERIMENTI: COSA SI NASCONDE DIETRO AD UN GIOCO? 

Sulla questione dei giochi di genere sono state svolte diverse ricerche e una di quelle che mi ha colpita di più e che oggi vorrei riportarvi è quella dello studioso Blakemore, che analizzando più di 100 giocattoli ha messo in luce come i giochi definiti come prettamente femminili sono quelli legati alla cura, mentre quelli maschili sono caratterizzati da un alto tasso di violenza e aggressività.

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I giochi che invece occorrevano a sviluppare una maggiore capacità di problem solving, una maggiore interazione sociale, creatività e movimento ero tutti quei giochi considerati neutri.

A questo punto, quello che a me verrebbe da chiedermi e ciò di cui mi preoccuperei, non è la sessualità che potrà avere un bambino, ma quali messaggi, i giochi messi in commercio dalla società in cui viviamo, veicolano.

Se un gioco non può in alcun modo determinare la sessualità di un bambino o di una bambina, può però insegnare a un bambino come comportarsi in un conflitto ad esempio, o come affrontare un problema, o ancora come prendersi cura del fratello o della sorella minore.

ESISTONO GIOCHI GIUSTI E GIOCHI SBAGLIATI? 

No, o quanto meno le scelte che possiamo fare nel momento in cui decidiamo di comprare un gioco possono essere giuste o sbagliate. Il mio consiglio, quando acquistate un giocattolo, è chiedervi sempre che cosa quell’ acquisto può fare per il vostro bambino.

I giochi dei bambini ad esempio seguono alcune fasi specifiche e potrebbe essere dunque un’idea comprare i giochi in base alla tappa di sviluppo che si sta attraversando.
Ad esempio, dall’ ultimo anno della scuola dell’infanzia alla scuola elementare, bambini e bambini entrano nella famosa fase del gioco simbolico, ovvero emulano situazioni e caratteristiche simili a quelle che vivono nella loro quotidianità.

Indipendentemente che siano maschi o femmine, perché non comporre allora una finta cucina? Perché un bambino non può giocare a prendersi cura di una bambola? Non esistono forse i padri all’ interno di ogni famiglia?
Perché il messaggio che si passa ai nostri bambini quando sono piccoli è che le uniche a potersi dedicare ai momenti di cura siano esclusivamente le femmine? Perché quando un bambino maschio utilizza una bambola ci preoccupiamo?

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Perché se un bambino culla una bambola è più preoccupante di un bambino che impugna una finta pistola e finge di uccidere un piccione? Perché se una bambina gioca con una macchinina è più preoccupante di una che gioca sempre in una finta cucina?

Dobbiamo rieducare il nostro pensiero alla neutralità e comprendere che quando un bambino gioca, gioca per il piacere di farlo ed è proprio da questo piacere che il bambino riesce ad imparare.

Un bambino obbligato ad utilizzare un gioco per cui non prova interesse è un bambino ipo stimolato.
Gli stiamo dicendo, inconsciamente, che ci deve dare la metà di quello può dare. Un bambino libero di scegliere i giocattoli che rientrano nei suoi interessi è un bambino che invece avrà la possibilità di sperimentare e spaziare a pieno nelle sue capacità cognitive, sensoriali ed emotive.

Il primo vero grande salto per superare i pregiudizi e le convinzioni ormai ben radicate devono farlo gli adulti, perché sono gli adulti che mandano messaggi ben precisi ai bambini.

Criticare o elogiare il bambino per il gioco che ha scelto senza prestare attenzione all’utilizzo che ne viene fatto di quel gioco è molto pericoloso, perché significa fermarsi all’ apparenza senza scavare in profondità, senza capire davvero quali bisogni il bambino ci sta comunicando.

Cambiare sguardo è un atto di coraggio, io vi chiedo di essere coraggiosi per i vostri bambini.



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